01 — Il principio Che cosa fa davvero l’isolamento sismico
Un edificio a base fissa è un filtro: raccoglie l’energia che il terreno gli trasmette e la restituisce sotto forma di forze d’inerzia distribuite lungo l’altezza. La progettazione antisismica tradizionale accetta questo scambio e lo governa con la duttilità, programmando dove e come la struttura si danneggerà. Funziona, salva vite, ma lascia l’edificio danneggiato.
L’isolamento agisce sull’altro termine del problema: la domanda. Si interrompe la continuità orizzontale fra terreno e costruzione inserendo una fila di dispositivi molto rigidi in direzione verticale e molto cedevoli in orizzontale — di norma subito sopra le fondazioni negli edifici, fra pila e impalcato nei ponti. Nasce così una superficie di separazione, l’interfaccia d’isolamento, che divide l’opera in due: la sottostruttura, solidale al terreno, e la sovrastruttura, libera di traslare. I carichi verticali continuano a scendere in fondazione senza ostacoli; le azioni orizzontali no.
Le NTC 2018, al §7.10.1, indicano due strategie, alternative o combinabili, per ridurre la risposta sismica orizzontale:
- a) «incrementando il periodo fondamentale della costruzione per portarlo nel campo delle minori accelerazioni di risposta»;
- b) «limitando la massima forza orizzontale trasmessa».
In entrambi i casi, aggiunge la norma, le prestazioni migliorano se il sistema di isolamento dissipa una quota consistente dell’energia meccanica che il terreno trasferisce alla costruzione. Gli isolatori elastomerici ad alto smorzamento — gli HDRB, High Damping Rubber Bearings — appartengono alla prima famiglia e, grazie alla mescola additivata, portano con sé anche la capacità dissipativa. È la ragione per cui possono realizzare un sistema di isolamento completo senza aggiungere dispositivi ausiliari.
Perché l’allungamento del periodo funziona
Il ramo amplificato di un tipico spettro di risposta in accelerazione si colloca sui periodi brevi, all’incirca fra 0,2 e 0,8 s: proprio l’intervallo in cui cade il primo modo della maggior parte degli edifici a base fissa di altezza ordinaria. Portare il periodo del sistema oltre i 2 s significa lavorare sul ramo discendente, dove l’accelerazione spettrale decade come 1/T fra TC e TD e come 1/T² oltre TD.
Cambia anche la forma della deformata. Con il piano di isolamento molto più cedevole dei piani in elevazione, il primo modo diventa una traslazione quasi rigida della sovrastruttura: gli spostamenti relativi fra un piano e l’altro si riducono a frazioni di quelli della configurazione a base fissa, e con essi il danno agli elementi non strutturali.
Fig. 1 — L’Aquila, suolo C, SLV
effetto dell’isolamento sullo spettro in accelerazione
Il prezzo da pagare: lo spostamento
Lo spettro in spostamento cresce in modo monotono fino a TD e resta costante oltre. Non c’è modo di allungare il periodo senza aumentare lo spostamento totale: quello che si ottiene è di concentrarlo in un unico piano, progettato per assorbirlo. La dissipazione serve a contenerlo — aumentando lo smorzamento si abbassa la curva senza toccare il periodo.
Le NTC quantificano l’effetto con il coefficiente riduttivo η, che modifica lo spettro per valori di smorzamento diversi dal 5 % convenzionale.
η = √[ 10 / (5 + ξ) ] ≥ 0,55 NTC 2018, eq. [3.2.4] Con ξ = 15 % si ottiene η = 0,707: accelerazioni e spostamenti si riducono del 29 % rispetto allo spettro al 5 %. Il limite inferiore 0,55 corrisponde a ξ ≈ 28 %.
Fig. 2 — L’Aquila, suolo C, SLV
spettro in spostamento ed effetto dello smorzamento
Che cosa si guadagna
Tutto quello che segue è conseguenza di un solo fatto: la sovrastruttura riceve accelerazioni molto minori.
- Le sollecitazioni negli elementi portanti scendono al punto che travi e pilastri possono essere dimensionati senza contare sulla plasticizzazione: sotto il terremoto di progetto la struttura resta integra, non solo in piedi.
- Gli spostamenti d’interpiano, di entità ridotta, mettono al riparo tamponature, tramezzi e controsoffitti. Dopo l’evento l’edificio è utilizzabile, che è un requisito diverso — e più severo — dal non essere crollato.
- Anche il contenuto è protetto, e in ospedali, laboratori, musei, archivi e centri di elaborazione dati il contenuto vale spesso più della struttura che lo ospita.
- Chi si trova all’interno percepisce una scossa molto attenuata, con effetti non secondari sulla gestione dell’emergenza.
Quanto costa in più
L’isolamento aggiunge voci che una struttura convenzionale non ha: i dispositivi, il doppio diaframma rigido sopra e sotto l’interfaccia, i giunti su tutto il perimetro, le nicchie per i martinetti di sollevamento, i percorsi di ispezione, il piano di manutenzione. E ne toglie altre, perché la sovrastruttura è meno sollecitata e i dettagli di armatura si semplificano — le NTC consentono di adottare quelli previsti per le zone a bassa sismicità.
Il saldo dipende dal caso concreto, e le variabili che pesano di più sono poche: il numero di piani su cui ripartire il costo del piano di isolamento (con uno o due piani l’incidenza è alta, e con molti piani il periodo a base fissa è già lungo e il vantaggio si assottiglia), il passo della maglia strutturale e quindi il numero di dispositivi, la sismicità del sito, la presenza di edifici in aderenza che complica i giunti. Non esiste una percentuale valida in generale: serve un confronto di costo su entrambe le soluzioni, per il progetto specifico. E su opere che devono restare operative dopo il terremoto il confronto ha senso solo se include ciò che si evita — riparazioni, interruzione d’uso, perdita del contenuto.
Quando l’isolamento non è la scelta giusta
Non è una tecnica universale. Tre situazioni la rendono inefficace o problematica.
- Siti in prossimità di faglie note. Se il sito di progetto ricade vicino a una sorgente sismogenetica riconosciuta, il moto atteso ha le caratteristiche cosiddette near-fault: dominato da poche impulsioni di grande ampiezza e bassa frequenza, con ordinate spettrali elevate anche sui periodi lunghi. La richiesta di spostamento sul piano di isolamento può arrivare all’ordine del metro, fuori dalla portata dei dispositivi commerciali, e sono attese anche forti accelerazioni verticali, che possono mettere in trazione gli isolatori. È una circostanza che si riconosce in fase di inquadramento sismotettonico — in Italia le sorgenti sismogenetiche individuali sono censite nel database DISS dell’INGV — e che richiede uno studio di pericolosità specifico, perché lo spettro di norma può non rappresentare il moto atteso.
- Depositi profondi molto deformabili. Terreni soffici per decine o centinaia di metri filtrano il moto sismico esaltandone le componenti a bassa frequenza. Il caso più studiato è Città del Messico 1985, con il picco spettrale intorno ai 2 s: esattamente dove si porterebbe una struttura isolata. Anche qui la categoria di sottosuolo di norma non basta, e serve un’analisi di risposta sismica locale — ma è un’informazione che si ottiene dalla campagna geognostica, quindi disponibile prima di scegliere la strategia.
- Strutture già flessibili. Se il periodo a base fissa è di per sé lungo — edifici alti, telai molto deformabili — il guadagno in riduzione delle forze si assottiglia, e la condizione normativa Tis ≥ 3·Tbf diventa difficile o impossibile da soddisfare.
Un’avvertenza che si perde facilmente nei conti. Il confronto fra base fissa e base isolata che abbiamo appena fatto riguarda il primo modo, e presuppone che i modi si possano trattare separatamente. Non è sempre vero: quando la dissipazione è di natura isteretica, ogni inversione del moto ridistribuisce energia fra i modi e alimenta quelli superiori. Il risultato è che le accelerazioni ai piani alti — e quelle a cui è soggetto il contenuto — possono risultare più alte di quanto il calcolo sul primo modo suggerisca. Aumentare lo smorzamento oltre un certo punto peggiora proprio ciò che si voleva proteggere.
02 — I dispositivi Come è fatto e come lavora un isolatore HDRB
Un isolatore in gomma armata è una pila: strati di elastomero di pochi millimetri alternati a lamierini di acciaio, vulcanizzati a caldo in un blocco unico. Gli spessori tipici stanno fra 4 e 15 mm per la gomma, fra 2 e 4 mm per l’acciaio. Il pacchetto è chiuso fra due piastre vulcanizzate sulla gomma e, all’esterno, fra due piastre di ancoraggio bullonate alla struttura.
I lamierini fanno una cosa sola, ma decisiva: impediscono alla gomma di espandersi lateralmente quando è compressa. Un blocco di elastomero libero, sotto carico, si schiaccia e si allarga; confinato fra due piastre a cui aderisce non può farlo, e poiché la gomma è praticamente incomprimibile finisce per comportarsi come un materiale molto rigido. L’abbassamento sotto i carichi di esercizio si riduce a un paio di millimetri. A taglio, invece, il confinamento non serve a nulla: gli strati scorrono l’uno rispetto all’altro liberamente e il dispositivo resta cedevole in orizzontale.
È questa asimmetria — rigido in verticale, cedevole in orizzontale, ottenuta con un solo materiale e un accorgimento geometrico — a rendere possibile l’isolamento.
Fig. 3 — Sezione di un isolatore HDRB
configurazione deformata e area ridotta efficace
HDRB e LRB: due modi di ottenere lo smorzamento
Nell’isolamento sismico degli edifici il campo dei dispositivi elastomerici è coperto in pratica da due famiglie, che si distinguono per dove risiede la capacità dissipativa: nella mescola stessa, oppure in un nucleo di piombo che snerva. La conseguenza è che i due dispositivi usano gomme diverse. Negli LRB l’elastomero non deve dissipare — ci pensa il piombo — e si impiega gomma naturale a basso smorzamento, meno costosa e con un comportamento molto più semplice da modellare.
| Tipo | Risposta | ξ tipico | In pratica |
|---|---|---|---|
| HDRB gomma ad alto smorzamento | non lineare quasi-elastica, con dissipazione in parte viscosa e in parte isteretica | 10÷20 % | sistema completo senza ausiliari; buona capacità di tornare in posizione a fine evento; la rigidezza elevata alle piccole deformazioni frena i movimenti sotto vento |
| LRB con nucleo in piombo | somma del comportamento elastico della gomma naturale, a basso smorzamento, e di quello elasto-plastico del nucleo di piombo | 15÷35 % | molto rigidi sotto le azioni di servizio (vento, frenamento); rigidezza ed energia dissipata calano nei primi cicli per il riscaldamento del piombo, e si ristabiliscono con il raffreddamento |
Fig. 4 — Cicli isteretici idealizzati
HDRB e LRB a confronto
La mescola: Gdin e ξ dipendono dalla deformazione
Nella gomma degli HDRB si introducono additivi — resine, oli — che ne aumentano la capacità di dissipare. La UNI EN 15129, al §8.2.2.1, richiede che l’elastomero abbia un modulo di taglio alla deformazione del 100 % compreso fra 0,3 e 1,5 MPa. Le mescole commerciali si collocano dentro questa finestra su tre gradini — Gdin ≈ 0,4 MPa (soft), 0,8 MPa (normale), 1,4 MPa (dura) — con smorzamenti dell’ordine del 10 ÷ 16 %. Smorzamenti oltre il 25 ÷ 30 % non si ottengono con la sola mescola e richiedono un nucleo di piombo.
Il punto che conta in fase di progetto è che Gdin e ξ non sono costanti: variano con la deformazione di taglio. I valori di catalogo sono nominali e riferiti per convenzione a γ = 1, cioè al 100 % di deformazione, ed è quello che si usa nei calcoli.
Fig. 5 — Mescola HDRB
variazione di Gdin e ξ con la deformazione di taglio
Due conseguenze operative:
- Sotto γ ≈ 0,5 la mescola è molto più rigida — si arriva a due volte e mezza il valore nominale per γ che tende a zero. È un pregio in esercizio, perché limita gli spostamenti sotto vento e azioni dinamiche di bassa intensità, ma rende non conservativo un predimensionamento condotto con una deformazione di progetto bassa: la rigidezza reale sarebbe più alta di quella assunta, il periodo più corto e le forze maggiori.
- Lo smorzamento segue un andamento analogo: cresce alle piccole deformazioni, fino a circa 1,7 volte il nominale, e cala di una decina di punti percentuali a γ = 2. Nell’intorno della deformazione di progetto è sostanzialmente stabile.
Ne segue un criterio di progetto semplice e utile: poiché nei calcoli si usano i valori nominali riferiti a γ = 1, conviene dimensionare il dispositivo in modo che dbd/te risulti prossimo a 1. È il modo di rendere coerente l’ipotesi con la deformazione che il dispositivo subirà davvero, ed evita di dover inseguire la dipendenza di Gdin e ξ dallo spostamento con analisi iterative.
Nel caso studio la deformazione associata allo spostamento di progetto vale dbd/te = 170,8/120,4 = 1,42: a quel livello la mescola tipica ha G ≈ 0,98·Gnom e ξ ≈ 0,94·ξnom. Ci si è allontanati dall’unità perché la geometria finale è quella che minimizza il materiale (vedi il § 06), e in quel punto le curve sono ormai piatte: lo scarto sui valori nominali resta di pochi punti percentuali e l’assunzione regge. Ma è un controllo da fare, non da dare per scontato: su una mescola più sensibile, o a deformazioni maggiori, converrebbe spendere qualche millimetro di gomma in più e riportare il rapporto verso 1.
Non un solo set di proprietà. Poiché la caratterizzazione del dispositivo dipende da deformazione, frequenza, carico verticale, temperatura, invecchiamento e tolleranze di fornitura, il §7.10.5.1 chiede di individuare, per ogni stato limite, le combinazioni di parametri più sfavorevoli e di analizzare la struttura con quelle. In pratica servono due analisi: una upper-bound, con le proprietà meccaniche massime, che massimizza le forze trasmesse alla struttura, e una lower-bound, con le minime, che massimizza gli spostamenti. La norma concede una scorciatoia: «nel caso in cui i valori estremi (massimo oppure minimo) differiscano di non più del 20 % dal valor medio, si potranno adottare i valori medi delle proprietà meccaniche del sistema di isolamento».
03 — Il quadro normativo Le formule che contano
La progettazione di un sistema di isolamento in Italia si muove su quattro riferimenti:
| Norma | Che cosa regola |
|---|---|
| NTC 2018, §7.10 | criteri di progetto, indicazioni progettuali, modellazione, metodi di analisi e verifiche degli stati limite della costruzione isolata |
| NTC 2018, §11.9 | caratteristiche, qualificazione e accettazione dei dispositivi antisismici; rimanda alla UNI EN 15129 per i prodotti marcati CE |
| Circolare 21/01/2019 n. 7, §C7.10 e §C11.9.7 |
chiarimenti applicativi e — soprattutto — le limitazioni di progetto degli isolatori elastomerici: deformazioni di taglio, carico critico, tensione nei lamierini |
| UNI EN 15129 UNI EN 1337-3 |
norma armonizzata sui dispositivi antisismici (marcatura CE, sistema AVCP 1) e norma sugli appoggi strutturali in elastomero per le condizioni di servizio non sismiche |
Caratterizzazione del dispositivo
Ke = A · Gdin / te Kv = Ec · A′ / te
S1 = D′ / (4 · ti) S2 = D′ / te A area lorda, A′ area dei lamierini, D′ diametro dei lamierini (D meno due volte il ricoprimento laterale), ti spessore del singolo strato di gomma, te spessore totale di elastomero (Tq nella EN 15129). S1 è il fattore di forma primario, S2 il fattore di forma secondario.
Vale la pena soffermarsi su queste quattro grandezze, perché contengono l’intera logica di progetto del dispositivo. La rigidezza orizzontale dipende solo da area, modulo di taglio e spessore totale di gomma: si scelgono il periodo e quindi Ke agendo sul rapporto A/te. La rigidezza verticale, invece, passa per il modulo di compressione assiale Ec, che cresce con il quadrato di S1: strati sottili significano confinamento efficace e portanza elevata. È la ragione per cui, a parità di prestazione orizzontale, conviene quasi sempre lavorare con molti strati sottili anziché con pochi strati spessi.
Il modulo di compressione assiale Ec
Le due norme di riferimento lo scrivono in forma diversa, ma descrivono lo stesso meccanismo.
Circolare 2019, §C11.9.7
Ec = [ 1/(6·Gdin·S1²) + 4/(3·Eb) ]⁻¹
UNI EN 15129
E1,c = 3 · Gdin · (1 + 2·S1²)
Ec = E1,c · Eb / (E1,c + Eb) Eb è il modulo di compressibilità volumetrica della gomma, da assumere pari a 2000 MPa in assenza di determinazione diretta.
La forma della EN 15129 rende esplicito il ragionamento. E1,c è la rigidezza a compressione dello strato confinato nell’ipotesi di gomma incomprimibile: dipende solo da Gdin e dal fattore di forma, e per S1 elevati diventa molto grande. Ma la gomma non è del tutto incomprimibile, e la sua compressibilità volumetrica Eb pone un tetto. I due effetti agiscono in cascata, come due molle in serie: la cedevolezza totale è la somma delle cedevolezze, cioè 1/Ec = 1/E1,c + 1/Eb, che riscritta dà la seconda espressione. La formulazione della Circolare fa la stessa somma di cedevolezze con coefficienti leggermente diversi.
Nel caso studio, con Gdin = 0,40 MPa e S1 = 27,0: E1,c = 1750,8 MPa e Ec = 933,6 MPa secondo la EN 15129, contro Ec = 807,6 MPa secondo la Circolare — uno scarto del 16 % che si trasferisce direttamente su Kv. Nessuna delle due è sbagliata: va dichiarato in relazione quale si adotta.
Caratterizzazione del sistema
Kesi = Σ Ke,i Tis = 2π · √( M / Kesi )
ξesi = ED / ( 2π · Kesi · ddc² )
Fh = Kesi · ddc = M · Se(Tis, ξesi) NTC 2018, §7.10.5.2 e §7.10.5.3.1 Kesi è la rigidezza totale equivalente del sistema di isolamento, pari alla somma delle rigidezze equivalenti Ke,i dei singoli dispositivi che lo compongono. ddc è lo spostamento del centro di rigidezza del sistema di isolamento dovuto all’azione sismica. ED è l’energia dissipata dal sistema in un ciclo completo di ampiezza ddc. M è la massa della sovrastruttura più quella del solaio del piano di isolamento.
Il §7.10.5.2 stabilisce inoltre le condizioni per poter modellare il sistema come lineare equivalente: rigidezza equivalente almeno pari al 50 % della secante per cicli al 20 % dello spostamento di riferimento; smorzamento lineare equivalente inferiore al 30 %; variazione delle caratteristiche forza-spostamento non superiore al 10 % per effetto della velocità di deformazione (±30 %) e dell’azione verticale; incremento della forza fra 0,5·ddc e ddc almeno pari al 2,5 % del peso della sovrastruttura. La norma prevede anche che, quando rigidezza e smorzamento dipendono in modo significativo dallo spostamento, si iteri fino a uno scarto inferiore al 5 % fra valore assunto e calcolato. Nella pratica progettuale l’iterazione si evita a monte: si adottano Gdin e ξ ai valori nominali riferiti a γ = 1, e si dimensiona il dispositivo perché dbd/te risulti prossimo a 1, così che l’ipotesi sia coerente con la deformazione effettiva.
Lo spostamento con cui si progetta il dispositivo
Va distinto lo spostamento del sistema da quello con cui si verifica il singolo dispositivo, e la distinzione è più sostanziale di quanto sembri.
dbd è lo spostamento del singolo isolatore che risulta dall’analisi, non un numero letto sullo spettro. In una struttura isolata regolare, con primo modo dominante ed effetti torsionali contenuti, il risultato dell’analisi coincide in pratica con lo spostamento spettrale in corrispondenza di Tis: è l’approssimazione che adotteremo nel caso studio. In generale, però, ogni isolatore ha il proprio spostamento, che dipende dalla posizione in pianta — il §7.10.5.3.1 fornisce i fattori δxi e δyi con cui amplificare spostamenti e forze per effetto della torsione d’insieme. E poiché un dispositivo circolare non ha direzioni privilegiate, le due componenti orizzontali vanno combinate fra loro con la regola 100 % + 30 %.
Su questo valore agisce infine il fattore di affidabilità γx, che tiene conto del ruolo critico svolto dal sistema di isolamento.
dmax = γx · dbd γx = 1,2 UNI EN 15129, §8.1 — UNI EN 1998-1, §10.3(2) La UNI EN 15129 raccomanda γx = 1,2 per gli isolatori di tutte le strutture, comprese quelle critiche, con la sola eccezione dei ponti, riprendendo il valore indicato al §10.3(2) della UNI EN 1998-1. Ove rilevanti — nei ponti in particolare — allo spostamento così amplificato vanno sommati i contributi delle azioni permanenti, delle deformazioni a lungo termine (ritiro e viscosità) e il 50 % dell’azione termica.
Non è un dettaglio formale: dmax entra in tutte le verifiche del dispositivo, dall’area ridotta al carico critico, e determina la serie di catalogo da cui scegliere.
Le verifiche del dispositivo
Sono contenute nel §C11.9.7 della Circolare e recepiscono l’impostazione della UNI EN 15129 e della UNI EN 1337-3. Il cuore è la deformazione di taglio totale di progetto, somma di tre contributi.
γt = γc + γs + γα ≤ 5
γc = 1,5 · V / ( S1 · Gdin · Ar ) compressione
γs = dmax / te ≤ min( 2 ; γ* / 1,5 ) spostamento sismico
γα = a² / ( 2 · ti · te ), a² = 3·D²·α/4 rotazione angolare Circolare 2019, §C11.9.7 γ* è la deformazione di taglio massima raggiunta nelle prove di qualificazione sull’efficacia dell’aderenza elastomero-acciaio senza segni di rottura; per isolatori circolari α = √(αx²+αy²).
L’area ridotta efficace Ar è la protagonista silenziosa di quasi tutte le verifiche: è l’intersezione delle due impronte circolari sfalsate dello spostamento massimo di progetto, e cala rapidamente al crescere di quest’ultimo.
Ar = D′² · ( δ − sin δ ) / 4 δ = 2 · arccos( dmax / D′ ) Circolare 2019, §C11.9.7 — isolatori circolari
Su Ar si fondano le altre due verifiche fondamentali: il carico critico e la tensione nei lamierini.
Vcr = Gdin · Ar · S1 · D′/te → V ≤ Vcr / 2
σs = 1,3 · V · ( t1 + t2 ) / ( Ar · ts ) ≤ fyk Circolare 2019, §C11.9.7 t1 e t2 sono gli spessori dei due strati di elastomero direttamente a contatto con la piastra, ts il suo spessore (ts ≥ 2 mm). La verifica di instabilità va condotta sia in condizioni sismiche sia in condizioni statiche, con le rispettive aree ridotte.
Resta la verifica di trazione. Il §7.10.4.2 delle NTC richiede che gli interassi della maglia strutturale siano scelti in modo che il carico verticale di progetto sul singolo isolatore, sotto le azioni sismiche e quelle concomitanti, risulti di compressione o al più nullo (V ≥ 0). Se dall’analisi risulta V < 0, la tensione di trazione deve essere in modulo inferiore al minore fra 2·G e 1 MPa. È un limite severo — con G = 0,4 MPa si scende a 0,8 MPa — e serve a evitare la cavitazione della gomma.
Quando basta l’analisi lineare statica
Il §7.10.5.3.1 elenca le condizioni. Sono restrittive, ma per un edificio regolare e non troppo alto sono spesso soddisfatte, e permettono di svolgere il calcolo su due modelli separati: sovrastruttura più sistema d’isolamento da un lato, sottostruttura dall’altro. È da questo paragrafo, lettera b), che viene il vincolo sul periodo: «il periodo equivalente Tis della costruzione isolata ha un valore compreso fra 3·Tbf e 3,0 s, in cui Tbf è il periodo della sovrastruttura assunta a base fissa, stimato con un’espressione approssimata».
| # | Condizione | Caso studio |
|---|---|---|
| a | sistema modellabile come lineare (§7.10.5.2) | ✓ |
| b | 3·Tbf ≤ Tis ≤ 3,0 s | 1,80 ≤ 2,30 ≤ 3,0 ✓ |
| c | KV ≥ 800 · Kesi | 2072 ✓ |
| d | TV < 0,1 s | 0,050 s ✓ |
| e | nessun isolatore in trazione | Vmin = 1140 kN ✓ |
| f | regolarità in pianta (§7.2.1) | ✓ |
| + | sovrastruttura ≤ 20 m e ≤ 5 piani | 16 m, 5 piani ✓ |
| + | dimensione max in pianta < 50 m | 25 m ✓ |
| + | sottostruttura rigida (T ≤ 0,05 s) | ✓ |
| + | eccentricità totale ≤ 3 % della dimensione trasversale | ✓ |
Se anche una sola di queste condizioni non è rispettata, l’alternativa non è subito l’analisi non lineare. Il §7.10.5.3.2 ammette l’analisi lineare dinamica ogni volta che il sistema di isolamento è modellabile elasticamente secondo il §7.10.5.2, assumendo comportamento elastico lineare per l’insieme sottostruttura – isolamento – sovrastruttura. Si può procedere per analisi modale con spettro di risposta oppure per integrazione al passo delle equazioni del moto, eventualmente previo disaccoppiamento modale. Due prescrizioni specifiche: la componente verticale va messa in conto, oltre che nei casi del §7.2.2, ogni volta che KV/Kesi risulta inferiore a 800; e lo spettro elastico va ridotto per tutto il campo di periodi T ≥ 0,8·Tis, assumendo per η il valore corrispondente a ξesi.
Da ricordare, infine, che allo SLV la domanda sugli elementi strutturali va valutata con un fattore di comportamento q ≤ 1,50 per gli edifici (q = 1 per i ponti): la sovrastruttura deve mantenersi in campo sostanzialmente elastico. In compenso può essere progettata con i particolari costruttivi richiesti per le costruzioni caratterizzate da ag·S ≤ 0,075 g, con notevole semplificazione dei dettagli di armatura.
04 — Il metodo Il flusso di progettazione, passo per passo
Messi in fila i riferimenti, il progetto si organizza in sette fasi. È una struttura che si presta bene all’automazione: le due caselle a destra corrispondono, nel caso studio che segue, ai due moduli di AMetric Toolbox usati per il calcolo.
Fig. 6 — Flusso di progettazione di un sistema
di isolamento con isolatori HDRB
Quel ciclo, però, nella prassi non si chiude sulla scrivania di una sola persona. Le verifiche del dispositivo — fase 06 — sono tipicamente in capo al fornitore, che conosce le proprie mescole, i propri γ* di qualifica e le proprie serie di produzione; il dimensionamento del sistema e l’analisi della struttura restano al progettista. Ogni giro del ciclo diventa così uno scambio fra due soggetti diversi: il progettista manda carichi e spostamenti, il fornitore risponde con una geometria e le verifiche, il progettista rimette in conto la rigidezza effettiva del dispositivo proposto — che non coincide mai esattamente con quella ipotizzata — e se qualcosa non torna si ricomincia. Sono giorni, non minuti, e capitano nel momento peggiore, quando il progetto strutturale è già avanti.
È esattamente qui che serve poter chiudere il ciclo internamente. Arrivare al confronto con il fornitore con un predimensionamento già verificato secondo la Circolare 2019 e la EN 15129 — geometria, fattori di forma, rigidezze, deformazioni di taglio, carico critico, tensione nei lamierini — cambia la natura dello scambio: non più una richiesta aperta, ma una proposta concreta su cui il fornitore conferma, o corregge con margini noti. Il modulo Isolatori sismici HDRB di AMetric Toolbox nasce per questo: dare al progettista un dispositivo di partenza che rispetta tutte le verifiche di norma, prima ancora di alzare il telefono.
05 — Il caso studio Un edificio in c.a. a L’Aquila
Applichiamo tutto a un caso concreto. L’esercizio è svolto per intero con due moduli di AMetric Toolbox: Spettri sismici NTC 2018 per l’azione sismica e Isolatori sismici HDRB per il dispositivo.
| Località | L’Aquila — lon 13,3944 / lat 42,3660 |
| Categoria di sottosuolo · topografia | C · T1 |
| Vita nominale VN · classe d’uso | 50 anni · II (CU = 1,0) |
| Struttura | telaio in c.a., 5 piani, h = 16,0 m |
| Pianta · maglia | 25,0 × 15,0 m · 5,0 × 5,0 m → 24 isolatori |
| Impalcati — permanenti strutturali G1 | 4,8 kN/m² |
| Impalcati — permanenti portati G2 | 4,0 kN/m² |
| Impalcati — variabili Qk (cat. B1, uffici) | 2,0 kN/m² · ψ2 = 0,3 |
| Combinazione sismica G1 + G2 + ψ2·Qk |
9,4 kN/m² |
| Solaio del piano di isolamento (comb. sismica) | 10,0 kN/m² |
| Peso sismico W sul sistema di isolamento | 21 375 kN → M = 2 180 t |
| Periodo stimato a base fissa Tbf | 0,60 s |
Passo 1 — L’azione sismica del sito
Il primo modulo interpola i parametri di pericolosità dai quattro nodi del reticolo di riferimento e restituisce, per ciascuno stato limite, la terna ag, F0, TC*.
Fig. 7 — Modulo Spettri sismici NTC 2018
individuazione del sito e parametri di pericolosità

| SL | TR | ag | F0 | TC* | SS | CC | TB | TC | TD |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| SLD | 50 | 0,1042 g | 2,332 | 0,2811 | 1,500 | 1,596 | 0,150 | 0,449 | 2,017 |
| SLV | 475 | 0,2606 g | 2,364 | 0,3465 | 1,330 | 1,490 | 0,172 | 0,516 | 2,642 |
Nella configurazione a base fissa, con Tbf = 0,60 s, lo spettro elastico allo SLV restituisce Se = 0,705 g e uno spostamento spettrale di 63,1 mm. È il termine di paragone da tenere a mente.
Passo 2 — Scelta del periodo e predimensionamento
La lettera b) del §7.10.5.3.1 impone, per poter usare l’analisi lineare statica, che il periodo equivalente della costruzione isolata sia compreso fra 3·Tbf e 3,0 s: con Tbf = 0,60 s l’intervallo ammesso è 1,80 ÷ 3,00 s. Fissiamo l’obiettivo Tis = 2,30 s, che colloca il sistema ben oltre TC = 0,516 s e ancora al di sotto di TD = 2,642 s.
Kesi = M · (2π/Tis)² = 2 180 · (2π/2,30)² = 16,29 kN/mm
Ke,target = Kesi / 24 = 0,678 kN/mm
Assumiamo in prima battuta ξesi = 15 %, valore corrente per le mescole ad alto smorzamento e da confermare con il fornitore effettivo.
Passo 3 — La domanda di spostamento
Con Tis = 2,30 s e η = 0,707 si legge direttamente sugli spettri (fig. 1 e fig. 2):
| Stato limite | Se(Tis, ξ) | ddc | Taglio base | % di W |
|---|---|---|---|---|
| SLD | 0,0442 g | 57,9 mm | 944 kN | 4,4 % |
| SLV | 0,1302 g | 170,8 mm | 2 782 kN | 13,0 % |
La struttura è regolare, il primo modo è dominante e le eccentricità sono contenute: lo spostamento del singolo isolatore coincide in pratica con quello del centro di rigidezza, quindi dbd = 170,8 mm. Lo spostamento con cui si dimensiona e si verifica il dispositivo è quello amplificato dal fattore di affidabilità:
dmax = γx · dbd = 1,2 × 170,8 = 205 mm UNI EN 15129, §8.1
Il formato ADRS (Acceleration–Displacement Response Spectrum) permette di leggere accelerazione e spostamento su un unico grafico: individuata la retta del periodo, l’intersezione con la curva dello smorzamento considerato restituisce immediatamente entrambe le grandezze. È il modo più rapido per confrontare a colpo d’occhio scenari di isolamento diversi.
Fig. 8 — Formato ADRS
accelerazione e spostamento sullo stesso piano
Fig. 9 — Modulo Spettri sismici NTC 2018
spettro ADRS con retta del periodo trascinabile

Passo 4 — Il dispositivo: primo tentativo e ottimizzazione
Serve un isolatore con Ke = 0,678 kN/mm. Con la mescola soft (Gdin = 0,40 MPa) il rapporto A/te è vincolato; restano liberi il diametro, lo spessore del singolo strato e il numero di strati.
Primo tentativo, “a mano”. Con strati da 8 mm — una scelta comune — servono D = 600 mm e 21 strati (te = 168 mm). Il dispositivo verifica, con uno sfruttamento massimo dell’85 % sull’instabilità sismica, ma il fattore di forma primario è modesto: S1 = 18,4, e il diametro è generoso.
Ottimizzazione. Fissato lo stesso Ke come obiettivo, l’ottimizzatore cerca il diametro minimo che soddisfa tutte le verifiche, esplorando spessore degli strati e mescola. La soluzione è controintuitiva solo in apparenza: strati più sottili.
Fig. 10 — Modulo Isolatori sismici HDRB
ottimizzazione della geometria a rigidezza target

| Ø600 × 168 (21 × 8,0 mm) |
Ø510 × 120 (28 × 4,3 mm) | |
|---|---|---|
| Fattore di forma primario S1 | 18,44 | 29,07 |
| Fattore di forma secondario S2 | 3,51 | 4,15 |
| Deformazione a taglio dbd/te | 1,02 | 1,42 |
| Altezza del dispositivo | 268 mm | 214 mm |
| Ingombro in pianta | 100 % | −28 % |
| Volume di elastomero | 47,5 dm³ | 24,6 dm³ (−48 %) |
| Sfruttamento massimo | 85 % | 98 % |
Il motivo è tutto in S1 = D′/(4·ti). Dimezzando lo spessore del singolo strato il fattore di forma primario raddoppia; poiché γc è inversamente proporzionale a S1 e Vcr vi è direttamente proporzionale, l’isolatore diventa molto più efficiente a compressione e a instabilità. Il numero di strati cresce (28 invece di 21), e con esso il costo di lavorazione, ma il materiale risparmiato e il minore ingombro in pianta compensano ampiamente.
Un contrappeso però esiste, e la tabella lo mostra: riducendo te da 168 a 120 mm la deformazione a taglio dbd/te sale da 1,02 a 1,42, e lo sfruttamento massimo passa dall’85 al 98 %. Il primo tentativo, meno efficiente sul materiale, era più vicino sia alla condizione ideale dbd/te ≈ 1 su cui sono tarati i valori nominali di Gdin e ξ, sia a un margine di verifica più confortevole. Nessuna delle due soluzioni è sbagliata: è il tipo di compromesso — materiale contro margine — che l’ottimizzatore non decide da solo, e su cui il progettista deve pronunciarsi.
Il dispositivo di progetto
Fig. 11 — Modulo Isolatori sismici HDRB
scheda del dispositivo

| Diametro gomma D · diametro lamierini D′ | 510 · 500 mm (c = 5 mm) |
| Strati di elastomero | 28 × 4,3 mm → Tq = 120,4 mm |
| Lamierini di acciaio S235 | 27 × 2,0 mm = 54 mm |
| Altezza del dispositivo (con piastre vulcanizzate) | h = 214 mm |
| Piastre esterne di ancoraggio · altezza totale | 610 × 610 mm · H = 254 mm |
| Mescola · Gdin · ξeff | morbida (S) · 0,40 MPa · 15 % |
| Aree A · Asteel | 204 282 · 196 350 mm² |
| Fattori di forma S1 · S2 | 29,07 · 4,15 |
| Aree ridotte Ar,static · Ar,seismic | 171 391 · 96 798 mm² |
| Deformazione a taglio dbd/Tq | 1,42 |
| Modulo di compressione Ec (NTC §C11.9.7) | 862,3 MPa |
| Rigidezza orizzontale Keff | 0,679 kN/mm |
| Rigidezza verticale Kv | 1 406 kN/mm → Kv/Keff = 2 072 |
| Forza al dispositivo Fd,bd | 116,1 kN |
| Periodo del sistema Tis | 2,298 s |
Passo 5 — Le verifiche
Le verifiche si conducono sull’isolatore più caricato, quello di un pilastro interno con area di influenza 25 m²: Fz,SLU = 2 245 kN, FzE,max = 1 710 kN, FzE,min = 1 140 kN. Allo spostamento dmax = 205 mm corrisponde δ = 2,297 rad e quindi Ar,seismic = 96 798 mm², pari al 47 % dell’area lorda; allo spostamento non sismico dstatic = 50 mm resta invece Ar,static = 171 391 mm².
Il modulo restituisce le verifiche nelle due formulazioni, quella della Circolare e quella della UNI EN 15129, ciascuna con il proprio limite. Le prime due sono informative: entrano come termini nella somma delle deformazioni totali.
| Verifica | Valore | Limite | Sfrutt. |
|---|---|---|---|
| εc,d — compressione statica EN 1337-3 §5.3.3.2 |
1,690 | — | informativa |
| εc,E — compressione sismica EN 15129 §8.2.3.3.2 |
1,518 | — | informativa |
| εq,d — spostamento non sismico EN 1337-3 §5.3.3.3 |
0,415 | 1,00 | 42 % |
| εq,E — spostamento sismico EN 15129 §8.2.3.3.3 |
1,703 | 2,50 | 68 % |
| γs — spostamento sismico Circ. §C11.9.7 |
1,703 | 2,00 | 85 % |
| εt,d — deform. totale statica EN 1337-3 §5.3.3 |
3,312 | 7,00 | 47 % |
| εt,d — deform. totale sismica EN 15129 §8.2.3.4.2 |
4,146 | 7,00 | 59 % |
| γt — deform. totale Circ. §C11.9.7 · γc+γs+γα = 2,279+1,703+0,942 |
4,924 | 5,00 | 98 % |
| σs — lamierini EN 15129 §8.2.3.4.3 · Circ. §C11.9.7 |
73,2 MPa | 204,3 MPa | 36 % |
| Instabilità statica EN 1337-3 §5.3.3.6 · Vcr,st = 8 276 kN |
2 245 kN | 4 138 kN | 54 % |
| Instabilità sismica Circ. §C11.9.7 · Vcr = 4 674 kN |
1 710 kN | 2 337 kN | 73 % |
| δ = dmax/D′ EN 15129 §8.2.3.4.4 |
0,410 | 0,70 | 59 % |
| Kv/Keff ≥ 800 | 2 072 | 800 | 39 % |
| Trazione (V ≥ 0) | +1 140 kN | — | nessuna |
Fig. 12 — HDRB Ø510 × 120
sfruttamento delle verifiche
Fig. 13 — Modulo Isolatori sismici HDRB
relazione di verifica

Passo 6 — Ciclo isteretico ed energia dissipata
Il modello lineare equivalente sintetizza il comportamento del dispositivo in due numeri: la rigidezza secante Ke e lo smorzamento viscoso equivalente ξe. Il legame fra il secondo e l’energia dissipata per ciclo è diretto.
ξe = ED / ( 2π · Ke · dbd² ) → ED = 0,15 · 2π · 0,6787 · 171² = 18 704 kN·mm La forza trasmessa allo spostamento di progetto è Fd,bd = Ke·dbd = 116,1 kN per ciascun isolatore; moltiplicata per i 24 dispositivi restituisce il taglio alla base, circa 2 780 kN.
Fig. 14 — HDRB Ø510 × 120
ciclo forza-spostamento con ξ = 15 %
Fig. 15 — Modulo Isolatori sismici HDRB
diagramma F-Δ

Passo 7 — Che cosa cambia per la struttura
Ecco il bilancio finale, che è poi la ragione per cui si è fatto tutto questo.
Fig. 16 — L’Aquila, suolo C, SLV
riduzione della domanda sismica
Il confronto onesto è quello di destra. La struttura a base fissa sfrutta la duttilità e riduce la domanda elastica di 3,9 volte, ma lo fa danneggiandosi: le cerniere plastiche sono l’ipotesi di progetto, non un imprevisto. La struttura isolata rinuncia quasi del tutto alla duttilità (q ≤ 1,5) e nonostante ciò riceve meno della metà delle forze di progetto, restando in campo elastico. In più:
- gli spostamenti d’interpiano si riducono drasticamente, con protezione di tamponature e contenuto;
- i particolari costruttivi sono quelli delle zone a bassa sismicità (ag·S ≤ 0,075 g), con semplificazione delle armature;
- allo SLD lo spostamento del sistema è di soli 57,9 mm e il drift della sovrastruttura è praticamente nullo.
La contropartita è concentrata nel piano di isolamento e nei suoi dettagli: il giunto va dimensionato su dmax = 205 mm, e con un margine ragionevole si adottano 250 mm su tutto il perimetro. Le connessioni di impianti che attraversano il giunto — in particolare gas e fluidi pericolosi — devono essere progettate per consentire lo spostamento relativo con lo stesso livello di sicurezza adottato per il sistema di isolamento.
Riscontro con i cataloghi dei produttori
Un progetto non finisce con il calcolo: il dispositivo deve esistere. I cataloghi dei fornitori qualificati sono organizzati per valori di spostamento massimo — tipicamente sette serie da ±100 a ±400 mm — e la grandezza tabellata è proprio dmax, cioè lo spostamento allo stato limite ultimo già amplificato dal fattore di affidabilità dell’Eurocodice 8. Con dmax = 205 mm il nostro dispositivo si colloca nella serie ±250 mm, con carichi verticali ammissibili ampiamente superiori ai 1 710 kN richiesti. Le sigle di catalogo riportano di norma tipo di mescola, diametro e spessore totale della gomma, e i dispositivi sono marcati CE secondo la UNI EN 15129.
Due accortezze pratiche in questa fase: verificare che la mescola disponibile abbia effettivamente la coppia Gdin – ξ assunta, e chiedere al fornitore il valore di γ* raggiunto nelle prove di qualificazione sull’aderenza elastomero-acciaio, perché è quello che fissa il limite reale su γs.
06 — In pratica Sette errori che vediamo ricorrere
- Non controllare che dbd/te sia prossimo a 1. Gdin e ξ si assumono ai valori nominali riferiti a γ = 1: se la deformazione effettiva è molto diversa, l’ipotesi non è coerente con il dispositivo che si sta progettando.
- Predimensionare con una deformazione di progetto bassa. Sotto γ ≈ 0,5 la mescola è molto più rigida del valore nominale: il periodo reale risulterebbe più corto e le forze maggiori di quelle calcolate.
- Progettare su un solo set di proprietà. Le NTC richiedono l’analisi upper-bound e lower-bound: la rigidezza massima governa le forze sulla struttura, quella minima governa gli spostamenti. Non è la stessa analisi.
- Confondere dbd con dmax. Il dispositivo si verifica sullo spostamento amplificato dal fattore di affidabilità, non su quello che esce dall’analisi. Nel caso studio la differenza è di 34 mm, che sull’area ridotta pesa parecchio.
- Trascurare l’area ridotta. Ar nel caso studio vale il 47 % dell’area lorda. Verificare compressione e instabilità sull’area lorda porta a dispositivi gravemente sottodimensionati.
- Sottovalutare il giunto. È la voce che più spesso fa saltare l’isolamento in fase esecutiva. Va deciso all’inizio, insieme all’architettura, non alla fine.
- Rimandare accessibilità e sostituibilità. Il §7.10.7 richiede che i dispositivi siano ispezionabili e sostituibili, con la possibilità di trasferire temporaneamente i carichi verticali con martinetti. Sono nicchie e percorsi da prevedere nel progetto strutturale, non dopo.
07 — Domande frequenti FAQ sull’isolamento sismico con HDRB
Qual è il periodo di isolamento tipico di un edificio?
Fra 2 e 3 secondi, valore che colloca il sistema oltre TC ma in genere prima di TD. Le NTC 2018, per poter usare l’analisi lineare statica, richiedono al §7.10.5.3.1, lettera b), che sia 3·Tbf ≤ Tis ≤ 3,0 s: il limite inferiore garantisce l’effettivo disaccoppiamento, quello superiore evita spostamenti ingestibili. In siti con terremoti attesi ricchi di contenuto energetico alle basse frequenze può essere necessario spingersi oltre, o cambiare strategia passando alla limitazione della forza.
Qual è la differenza fra HDRB e LRB?
Negli HDRB la dissipazione è nella mescola: additivi come resine e oli portano lo smorzamento viscoso equivalente al 10 ÷ 20 %, e il dispositivo può costituire da solo un sistema di isolamento completo. Negli LRB la dissipazione è affidata a uno o più nuclei cilindrici di piombo inseriti nella gomma armata, che snervano: l’elastomero, non dovendo dissipare, è gomma naturale a basso smorzamento. Si ottengono smorzamenti del 15 ÷ 35 % e una rigidezza elevata sotto i carichi di servizio, ma rigidezza ed energia dissipata calano nei primi cicli per il riscaldamento del nucleo.
Quanto costa in più isolare un edificio?
Non esiste una percentuale valida in generale. L’isolamento aggiunge i dispositivi, il doppio diaframma rigido, i giunti perimetrali, le nicchie per i martinetti e il piano di manutenzione; in compenso alleggerisce le sollecitazioni sulla sovrastruttura e semplifica i dettagli di armatura. Il saldo dipende dal numero di piani su cui ripartire il costo del piano di isolamento, dal passo della maglia e quindi dal numero di dispositivi, dalla sismicità del sito e dalla presenza di edifici in aderenza. Su opere che devono restare operative dopo il terremoto il confronto va impostato sul ciclo di vita, includendo riparazioni e interruzione d’uso evitate.
Il modulo di taglio di catalogo è quello che si usa nei calcoli?
Sì, ma va saputo a cosa si riferisce. Gdin di catalogo è un valore nominale riferito per convenzione a γ = 1, cioè al 100 % di deformazione a taglio, e la UNI EN 15129 (§8.2.2.1) richiede che a quel livello stia fra 0,3 e 1,5 MPa. Il modulo reale varia con la deformazione: sotto γ ≈ 0,5 può arrivare a due volte e mezza il nominale, il che limita gli spostamenti sotto vento ma rende non conservativo un predimensionamento condotto con γ basso. Nell’intorno della deformazione di progetto tipica (γ fra 1 e 1,5) lo scostamento è di pochi punti percentuali.
Gli isolatori vanno sostituiti nel tempo?
Le mescole contengono additivi antiinvecchiamento che garantiscono variazioni limitate delle caratteristiche fisico-meccaniche nel tempo, verificate con prove di invecchiamento artificiale (21 giorni a 70 °C secondo le NTC). Non è prevista una sostituzione programmata, ma il §7.10.7 richiede che il progetto contenga il piano di manutenzione, il programma dei controlli periodici e la possibilità concreta di sostituire i dispositivi trasferendo temporaneamente i carichi con martinetti.
Che cosa succede se un isolatore va in trazione?
Va evitato. Il §7.10.4.2 chiede di scegliere gli interassi della maglia in modo che il carico verticale sotto sisma resti di compressione o al più nullo. Se dall’analisi risulta trazione, la tensione deve essere inferiore in modulo al minore fra 2·G e 1 MPa — con G = 0,4 MPa significa 0,8 MPa — per evitare la cavitazione della gomma; in alternativa vanno predisposti vincoli in grado di assorbire integralmente la trazione.
Serve sempre l’analisi dinamica non lineare?
No. Se il sistema soddisfa le condizioni del §7.10.5.2 può essere modellato come lineare equivalente, e se sono verificate anche le condizioni del §7.10.5.3.1 è ammessa persino l’analisi lineare statica. Per le costruzioni isolate alla base non può invece essere usata l’analisi statica non lineare (pushover).
Riferimenti
- D.M. 17/01/2018, Aggiornamento delle «Norme tecniche per le costruzioni» — §3.2 Azione sismica, §7.10 Costruzioni con isolamento e/o dissipazione, §11.9 Dispositivi antisismici.
- Circolare 21/01/2019 n. 7 C.S.LL.PP., Istruzioni per l’applicazione dell’Aggiornamento delle NTC — §C7.10 e §C11.9.7.
- UNI EN 15129:2018, Anti-seismic devices.
- UNI EN 1337-3:2005, Appoggi strutturali — Parte 3: Appoggi elastomerici.
- UNI EN 1998-1 e UNI EN 1998-2, Eurocodice 8 — Progettazione delle strutture per la resistenza sismica.
- M. Dolce, F.C. Ponzo, A. Di Cesare, G. Arleo, Progetto di Edifici con Isolamento Sismico, 2ª ed., IUSS Press, Pavia.
- F. Naeim, J.M. Kelly, Design of Seismic Isolated Structures, Wiley, 1999.
- T.E. Kelly, Base Isolation of Structures — Design Guidelines, Holmes Consulting Group, 2001.
- INGV, DISS — Database of Individual Seismogenic Sources, v. 3.3.1.
- Cataloghi tecnici di isolatori elastomerici marcati CE secondo la UNI EN 15129, dei principali produttori europei.
Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce la progettazione strutturale, che resta di competenza del professionista incaricato. I valori numerici sono riferiti al caso studio descritto e non sono trasferibili ad altri contesti senza verifica.